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Sin dai primi giorni di lavoro su questo progetto editoriale/sociale, io e mio fratello Roberto ci siamo confrontati con medici, allenatori sportivi ed amici, condividendo con loro i risultati di tale complessa ricerca. Ma dopo aver palesato la mia volontà di scrivere questo libro, la domanda che più frequentemente mi è stata posta è se fossi un medico o se avessi frequentato corsi di scienza dell’alimentazione. Sostanzialmente mi stavano chiedendo, quali autorità e competenze potessi vantare, per essere credibile da poter pubblicare un’opera che affronta argomenti di natura medica, così spinosi e controversi.

Le domande sembravano voler smascherare un atteggiamento di presunzione, con il quale mi accingevo a trattare materie non appartenenti al mio bagaglio culturale. In genere siamo abituati a dare credito a qualsiasi tipo d’informazione solo se proviene da fonti che possano esibire titoli accademici o riconoscimenti scientifici “classici”. In pratica riteniamo più importante il soggetto che trasmette l’informazione dell’informazione stessa.

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