TUMORE

I radicali liberi colpiscono il Dna delle cellule trasformandole in cellule tumorali

i radicali liberi colpiscono il dna delle cellule trasformandole in cellule tumoraliUna delle diagnosi più nefaste che ci si può attendere superati i 40 anni di vita è quella di essere affetti da un tumore. Oltre ad avere avuto esperienze dirette con amici o parenti, ognuno di noi sa, che solo il 45% delle persone colpite dal tumore, riesce a guarirne (media su tutti i tumori) e sopravvivere oltre i cinque anni, dal momento della diagnosi. Nonostante la prevenzione (principalmente ottenuta dalla diagnostica) e le nuove cure in campo, due persone colpite su tre morirà di tumore (se consideriamo anche le statistiche oltre i cinque anni).

Indubbiamente gli sforzi fatti dalla ricerca stanno dando buoni risultati grazie a nuove terapie e metodologie d’interventi mirati. Soprattutto, sono molto chiari i meccanismi che portano alla formazione del tumore ed al suo sviluppo fino alla fase terminale.

L’informazione è fondamentale per combattere il tumore, agendo prima della sua comparsa (vera prevenzione) e non quando si é manifestato (potrebbe essere troppo tardi). Ciò è possibile solo se le informazioni che abbiamo ci rendono più consapevoli, facendoci decidere di cambiare radicalmente stile di vita, la propria alimentazione ed iniziando un piano integrativo di micronutrienti (vitamine, sali minerali, omega 3, etc.).

Partiamo allora con le informazioni che possono esserci utili.

Iniziamo a conoscere il tumore.

La cancerogenesi

In base al tipo di tessuto dal quale ha avuto origine il tumore, esso si distingue in tre tipi.

- Si parla di carcinomi, quando sono interessate le ghiandole o i tessuti epiteliali;

- Si parla di sarcomi quando sono colpiti i tessuti adiposi, connettivali, muscolari, i nervi, le ossa, le cartilagini ed i vasi sanguigni;

- Si parla invece di leucemia quando é interessato il sistema circolatorio sanguigno o linfatico.

In ognuno di questi casi, il tumore inizia e progredisce fino alla fase terminale, utilizzando gli stessi sistemi. Tutto ha inizio con la cancerogenesi, che come dice la parola (genesi cancerogena) è la fase iniziale della formazione del tumore e si suddivide in tre fasi: iniziazione, promozione e progressione.

 Una piccola distinzione.

- Si parla di tumore quando abbiamo una formazione di cellule (massa tumorale);

- Si parla di cancro quando questa massa inizia a coinvolgere i tessuti adiacenti (dalla parola granchio) o quando è promotore delle metastasi.

L’iniziazione del tumore

Ogni cellula ha un proprio nucleo dove si trova il Dna cellulare. Giornalmente tale struttura molecolare è attaccata da diversi elementi esterni, capaci di creare danni (insulti) e modificarne il contenuto. Volendo fare un paragone, il Dna è simile ad un file in video scrittura di centinaia di pagine, lasciato aperto sul vostro computer. In vostra assenza, qualcuno cancella alcune parole, inserendone altre (cambiando il senso delle frasi). Tali sabotatori del Dna sono principalmente i radicali liberi e le nitrosammine, ma potrebbe trattarsi anche di sostante inquinanti (fumo ed agenti tossici), di sostanze radioattive e di virus.

La nostra cellula ha tutti i meccanismi necessari per ripristinare il Dna (si parla di 10.000 insulti al giorno), operazione che riesce ad assolvere in maniera efficace. Il problema nasce quando da una parte aumenta il numero d’insulti (maggiori radicali liberi) e dall’altra, la cellula non si trova nelle condizioni di equilibrio ottimale per riparare il numero crescente di danni.

Immaginiamo di essere costretti a dover correggere sempre più frasi nel nostro testo in videoscrittura e di farlo quando siamo in preda ad una sbornia. A questo punto i danni diventerebbero permanenti, sommandosi giorno per giorno esponenzialmente. Tali cellule denominate cellule inizializzate (Initiated Cells), pur essendo anormali non sono state ancora trasformate in cellule tumorali. In ogni caso risultano possedere caratteristiche genomiche che le differenziano dalle cellule normali.

Quando le cellule raggiungono questo stadio, di norma attivano la procedura dell’apoptosi, che consiste nel processo di eliminazione volontaria (suicidio). Questa particolare procedura è scritta all’interno delle catene del Dna, ma se i radicali liberi hanno danneggiato anche tale informazione genetica, la cellula rinuncia al suicidio e si trasforma in un organismo immortale. Un’altra possibile modifica del Dna da parte dei radicali liberi e le nitrosammine, riguarda la replicazione cellulare che di norma è inibita quando le cellule si accorgono della presenza di altre cellule adiacenti (inibizione da contatto). Tale modifica può far saltare questa inibizione e permettere alla cellula tumorale d’iniziare a replicarsi, anche in presenza di un’altra cellula vicina.

Tale fase è molto rapida ma può anche regredire, se cambiano i parametri che hanno condizionato la nascita di tali cellule. 

La promozione del tumore

Questa fase può rimanere latente per molti anni e conduce le cellule inizializzate a trasformarsi in  cellule tumorali. Un aspetto fondamentale della promozione è la creazione di un micro ambiente dove gli agenti promuoventi, come i radicali liberi, le nitrosammine  e le sostanze tossiche, possono continuare la loro stimolazione che porterà a modifiche multiple del Dna della cellula. Si crea in tal modo la proliferazione focale (concentrata in un punto), che causa  delle lesioni considerate precancerose quali polipi, papillomi e noduli (tumore benigno). In tale fase alcune lesioni regrediscono (riportando le cellule alla fase iniziale), altre invece progrediscono, fino a giungere al tumore vero e proprio.

La progressione del tumore

La progressione è la fase più drammatica del tumore, durante la quale le cellule neoplastiche si evolvono verso un feno-tipo più maligno. Difatti se pur il tumore si genera da una sola cellula, man mano che si divide (formando altre cellule), le cellule figlie acquisiscono mutazioni che conferiscono un vantaggio evolutivo (processo di evoluzione clonale).

La progressione del tumore  è possibile grazie a tre processi estremamente efficienti.

- Il primo di essi è la capacità delle cellule tumorali di replicazione illimitata (iperplasia), che aggiunta all’inibizione dell’apoptosi (morte cellulare programmata), fa aumentare la velocità di sviluppo del tumore. Questa attività super accelerata necessita di una grande quantità d’energia (Atp), per questo motivo, il carburante utilizzato dalle cellule tumorali è il glucosio (utilizzano il procedimento della glicolisi).

Diversamente, le cellule tumorali non possono utilizzare i mitocondri (e quindi gli acidi grassi come carburante) anche perché durante la fase di separazione cellulare, questi organelli sono inattivi.

- La seconda funzione riguarda la capacità delle cellule tumorali nel creare enzimi (zinco dipendenti, denominati metalloproteasi), i quali dissolvono la matrice extracellulare (dove sono legate le cellule),     creando così lo spazio per generare altre cellule tumorali. Tale arma è fondamentale anche nel processo delle metastasi. In tal modo, le cellule tumorali, riescono a raggiungere vene e vasi linfatici (aprendo poi un varco sulla parete endoteliale), immettendo nuove cellule tumorali direttamente nel sangue.

- La terza funzione fondamentale per lo sviluppo del tumore, consiste nella produzione di enzimi capaci d’indurre la matrice extracellulare alla creazione di nuovi vasi sanguigni (angiogenesi). In tal modo possono rifornire le cellule tumorali di aminoacidi, micronutrienti e di glucosio (il tumore non potrebbe crescere oltre 0,5 mm di diametro senza nuovi vasi sanguigni).

Le metastasi e la colonizzazione del tumore

In questa fase del tumore (definizione di cancro) le cellule cercano d’invadere il nostro corpo, superando la limitazione della massa tumorale.

Ciò può avvenire in due modalità: colonizzazione e metastasi.

- Nel primo caso, il cancro invade i tessuti limitrofi per contatto, sempre utilizzando le metalloproteasi, facendosi spazio nella matrice extracellulare (demolendola) degli altri organi.

- Nella seconda ipotesi (la più pericolosa) si producono metastasi, colonie diverse dal tumore originario che possono avere inizio anche con una sola cellula, capace di attecchire in qualsiasi altro organo (comprese le ossa). Ciò accade quando il tumore raggiunge delle arterie o dei vasi linfatici, aprendosi un varco nell’endotelio, immettendo cellule tumorali nel flusso sanguigno.

Si calcola che un tumore di un centimetro cubo, liberi circa 1.000.000 di cellule tumorali ogni ventiquattro ore. Le cellule entrate nel sistema venoso hanno scarsa possibilità di sopravvivere (una su un milione) perché muoiono in seguito a traumi intravascolari (non sempre riescono a legarsi alla parete del vaso). Le cellule tumorali hanno più probabilità di attecchire se utilizzano invece i vasi linfatici (ecco il motivo per cui in caso di tumore sono rimossi i linfonodi).

Il tumore e l’Igf-1

Come abbiamo già visto, la pericolosità del tumore dipende dalla sua capacità di svilupparsi velocemente, aumentando la propria replicazione cellulare. In tale fenomeno ha una funzione rilevante l’ormone  Igf-1 (Insulin Growth Factor; rif. pag. 185) che riusciamo a produrre a livello endogeno o assumendolo con la nostra alimentazione. Vi ricorderete che questo speciale ormone ha dei recettori all’interno delle cellule e legandosi ad essi, stimola la proliferazione cellulare. Purtroppo le cellule tumorali possiedono il doppio dei ricettori leganti l’Igf-1. Ciò significa che il tumore, per aumentare la velocità di replicazione, necessita dell’ordine dell’Igf-1, senza il quale non potrebbe espandersi (difatti quasi tutti i tumori sono definiti ormoni dipendenti).

Nel 1995 ricerche effettuate presso il National Institute of Health, evidenziarono il ruolo dell’Igf-1 nella progressione del tumore infantile, del seno, del polmone, del pancreas, della prostata e nel melanoma. Altri ricercatori provarono anche una correlazione con il tumore al colon.

Le brutte notizie non finiscono qui. Tale ormone ha un’altra funzione: inibire alle cellule tumorali la scelta dell’apoptosi (suicidio), strumento importante che impedisce il passaggio di una cellula da sana a tumorale. Per tale motivo, l’Igf-1 rende più tenaci le cellule tumorali all’azione della chemioterapia, utilizzata per spingere le cellule all’apoptosi.

L’Igf-1 è inoltre responsabile dei tumori infantili proprio per la sua capacità di permettere la crescita accelerata di nuovi tessuti nei giovani. Infatti le cellule tumorali, essendo più attive trovano in questa fase, se stimolati dall’IGF-1, maggior facilità alla progressione).

Lo stesso effetto lo riscontriamo nel tumore alla prostata, in quanto promuove anche l’iperplasia dell’organo genitale.

Il consumo di amidi e zuccheri è la causa scatenante del tumore

Sappiamo che il tumore rappresenta il secondo killer dell’epoca moderna e ciò dipende sicuramente dal fatto, che l’uomo ha iniziato a mangiare cose non ortodosse per le proprie cellule. Un’incidenza tumorale così alta è correlata all’aumentato rischio di iniziazione delle cellule tumorali e dal fatto che impediamo al nostro corpo di reagire correttamente. Infatti saremo in grado di riparare le cellule danneggiate e di attivare quelle difese naturali che permetterebbero al nostro sistema immunitario di distruggere quelle cellule prossime alla replicazione tumorale.

Allora per quale motivo, la cellula non riesce più a riparare il Dna? Perché il nostro sistema immunitario non svolge correttamente il proprio lavoro?

Perché il resto del mondo animale non soffre di tale patologia?

Le risposte a queste domande sono semplici. Il consumo di carboidrati complessi come ad esempio gli amidi, sono il vero motivo dell’epidemia tumorale a cui stiamo assistendo.

Vediamo nel dettaglio.

INIZIAZIONE DELLE CELLULE TUMORALI

Sappiamo che il tumore ha inizio da alcune cellule, che a causa di una modifica del Dna (presente nel loro nucleo), iniziano a comportarsi in maniera non convenzionale. Si moltiplicano  facendosi spazio tra i tessuti, creando così un microambiente adatto al loro sviluppo.

Queste modifiche al Dna sono indotte dall’azione dei radicali liberi e dalle nitrosammine, che agiscono direttamente sul nucleo. Le cellule possiedono diversi strumenti per inertizzare i radicali liberi e ripristinare i danni cagionati. Si calcola infatti che le nostre cellule siano in grado di riparare correttamente danni per circa 10.000 insulti giornalieri.

Allora come mai, nonostante questi strumenti, la cellula accumula comunque dei danni?

Semplicemente perchè l’alimentazione moderna produce ogni giorno, più insulti di quelli che sarebbe in grado di riparare una cellula. Questi danni si accumulano, fino al punto da indurre la cellula ad autodistruggersi (nei migliori dei casi) o trasformarsi in cellula tumorale.

Ma qual’è il reale motivo che causa un aumento dei radicali liberi all’interno della cellula o un aumento delle nitrosammine?

Affrontiamo per prima l’aspetto che riguarda i radicali liberi.

Sappiamo che la fonte di produzione di questi atomi instabili endogeni all’interno della cellula è appunto il mitocondrio. Infatti il 3% dell’ossigeno che inspiriamo per produrre energia (Atp), si trasforma in radicali liberi (atomi di ossigeno instabili). Questo è un processo naturale e per vivere abbiamo bisogno di tale energia.

La natura ci ha messo a disposizione un’arma molto efficacie, ovvero il glutatione (rif.pag 227) che è in grado di inattivare tutti i radicali liberi prodotti dai mitocondri.

Il problema nasce quando al contrario, la cellula non ha sufficiente glutatione e quindi, parte dei radicali liberi, rimangono attivi e possono danneggiare la cellula compreso il Dna presente nel nucleo.

A questo punto ci dovremmo chiedere: qual’è il motivo di tale inefficienza cellulare?

Poco glutatione:

Ebbene il glutatione quando incontra un radicale libero per inattivarlo, gli cede un elettrone trasformandosi così nella sua forma ossidata (Gssg) ovvero diventa inattivo. Per riattivare la sua funzione antiradicale, deve utilizzare un agente chiamato Nadph (riducente), per poi incontrare un altro radicale libero, in modo da ripetere il processo.

Il problema principale riguarda la disponibilità di agenti Nadph all’interno della cellula, perché in caso di loro carenza, il glutatione non può essere riattivato.

Ricordiamo che il Nadph è un coenzima prodotto durante un processo cellulare chiamato la via del pentosio fosfato (rif.pag. 230). Tale processo può essere interrotto da una presenza eccessiva di Atp energetici, prodotti nella via energetica della glicolisi.

In pratica, quando la cellula è obbligata dall’insulina a produrre energia con la glicolisi, causiamo il fermo della produzione del coenzima Nadph, la conseguente inattivazione del glutatione ed un aumento dei radicali liberi della cellula.

Mitocondri poco efficienti

Altro aspetto importante è il buon funzionamento dei mitocondri, i quali, se non riparati o sostituiti, aumentano sensibilmente la produzione dei radicali liberi. Se volessimo fare un paragone con il motore di un’automobile: se non si effettua la manutenzione avremo una peggiore combustione e una maggiore produzione di particolato dal tubo di scappamento. Come già detto nel capitolo delle sirtuine (rif. pag. 405), tali enzimi promuovono la crescita di nuovi mitocondri e la sostituzione di quelli danneggiati. Infatti la produzione energetica della glicolisi (attiva con il glucosio), impedisce alla cellula di riconoscere i mitocondri non più efficienti e l’insulina inibisce a sua volta, la produzione di sirtuine.

Presenza delle nitrosammine

 Affrontiamo adesso l’aspetto riguardante le nitrosammine.

Sappiamo che sono delle molecole che si formano all’interno dello stomaco e dell’intestino grazie alla presenza di nitriti e di ammine biogene. La loro azione nei confronti del Dna è definita alchilante (si lega alle eliche) ma può anche causare la frammentazione dei cromosomi o creare dei legami incrociati che impediscono alle eliche del Dna di separarsi (quando la cellula si duplica).

Ebbene per la formazione delle nitrosammine è fondamentale la presenza dei nitriti (rif. pag. 250) che appunto si formano nella bocca e nell’intestino. Senza questo elemento non possono generarsi nitrosammine, quindi è giusto pensare di ridurre la produzione di nitriti nel nostro corpo. Purtroppo però l’alimentazione ricca di amidi, causa esattamente l’opposto, ovvero una maggiore produzione di nitriti.

Difatti come abbiamo potuto approfondire nel capitolo omonimo, sono i batteri presenti nella bocca e nell’intestino a trasformare gli innocui nitrati nei pericolosi nitriti. Questo perché gli amidi causano un aumento della produzione batterica nella bocca (tramite l’amilasi che scompone gli zuccheri) mentre nell’intestino causano la disbiosi (aumento della flora batterica nociva). L’altro elemento per la formazione delle nitrosammine sono le ammine biogene. Anche questi agenti sono promossi dal consumo di carboidrati, in quanto appunto dipendono dalla presenza della disbiosi intestinale.

Le azioni sia dei radicali liberi che delle nitrosammine possono causare direttamente la formazione di cellule tumorali oppure una morte accelerata delle cellule. Quando le stesse cellule non potranno più replicarsi, per aver raggiunto il limite di Flick (rif. pag. 173) si trasformano in senescenti. La scienza ha dimostrato che molti tumori nascono dalla trasformazione delle cellule senescenti in tumorali.

REPLICAZIONE DELLE PRIME CELLULE TUMORALI

Il corpo umano è composto da un numero incredibile di cellule (circa 100.000 miliardi) e la nostra evoluzione aveva messo in conto che eventi stressori potessero trasformare delle cellule normali in tumorali. Si calcola infatti che nascano centinaia di cellule tumorali ogni minuto. Ma se non veniamo invasi costantemente da tumori, evidentemente il nostro corpo è dotato di un sistema immunitario che è in grado di scovare le cellule tumorali ed eliminarle. Quest’azione è svolta dai linfociti Th1 che per l’appunto sono in grado di riconoscere le cellule tumorali ed attivare una risposta immunitaria mirata alla distruzione del tumore.

Quindi dovremmo chiederci il motivo che impedisce al nostro corpo di bloccare il tumore  e quindi causare la strage a cui assistiamo ogni giorno. 

La risposta è sempre collegata a quello che mangiamo. Infatti un’alimentazione a base di cereali, amidi e zuccheri incide notevolmente sul nostro sistema immunitario, rendendolo poco efficiente contro il tumore.

Abbiamo già parlato di quanto sia importante l’equilibro tra i linfociti Th1 e Th2 (rif. pag. 152). I linfociti Th1 sono deputati alla distruzione dei virus e delle cellule tumorali, mentre i linfociti Th2 alla distruzione dei batteri e funghi. Ebbene quando mangiamo zuccheri, il nostro intestino subisce un’infiammazione sistemica dovuto all’incremento dei batteri fermentativi e putrefattivi (disbiosi) che attiva la risposta immunitario Th2. Inoltre la disbiosi intestinale causa un aumento della produzione delle ammine biogene come l’istamina, che immessa nel sistema sanguigno, attiva a sua volta la risposta immunitaria dei linfociti Th2. L’incremento del sistema immunitario Th2 genera una riduzione dei linfociti Th1 (deputati alla distruzione delle cellule tumorali) fino quando l’infiammazione sistemica dell’intestino non terminerà. A questo stato già catastrofico, si inserisce anche l’azione del cortisolo, il quale attivato dai continui cali glicemici (e dal normale stress a cui siamo sottoposti durante il giorno) uccide i linfociti Th1, aggravando ulteriormente il disequilibrio.

 SISTEMA ENERGETICO DELLE CELLULE TUMORALI

La scienza ha verificato che le cellule tumorali, oltre ad essere delle Highlander (immortali) hanno bisogno di enormi quantità di energia perché la loro duplicazione continui. Inoltre il tumore non può utilizzare il sistema energetico dei mitocondri, perché questi organelli, nella duplicazione cellulare sono inattivi (scindendosi in due come la cellula). Quindi l’unico sistema energetico utilizzato dalle cellule tumorali è quello della glicolisi anche perché la produzione con questa via energetica è cinque volte più veloce di quella mitocondriale. Sostanzialmente sono cellule con il turbo sempre acceso.

Questo ci dovrebbe far pensare che per affamare il tumore  e quindi rallentare la sua replicazione dovremmo evitare di  mettere a sua disposizione il suo carburante, ovvero il glucosio. La dieta mediterranea, al contrario, è basata sul 70% delle calorie ingerite sotto forma di glucosio e l’insulina prodotta dopo ogni pasto, spinge con forza il glucosio dentro le cellule (comprese quelle tumorali).

Per farvi un esempio calzante, una delle analisi più efficaci per riscontrare la presenza di metastasi, consiste nel far bere al paziente a digiuno, una soluzione di glucosio radioattivo per poi tracciarlo con la Pet e vedere così dove si trova un eventuale tumore.

A dimostrazione di quanto detto, faccio riferimento ad alcune ricerche molto interessanti effettuate dal Dottor Gianfrancesco Valsè Pantellini (la sua opera è oggi portata avanti dalla Fondazione Pantellini), le quali dimostrano la buona riuscita nel curare diversi tumori utilizzando l’ascorbato di potassio.

La sua storia inizia quando casualmente curò un suo amico orefice, malato di tumore allo stomaco in stadio terminale. Suggerì al suo amico di bere giornalmente un tonico (composto da limonate con l’aggiunta di bicarbonato di sodio) nella consapevolezza però che da lì a poco sarebbe comunque deceduto. Con grande sorpresa rivide il suo amico nove mesi dopo, scoprendo che continuava a bere limonate senza l’aggiunta però di bicarbonato di sodio, sostituito erroneamente dal potassio (dando luogo, a sua insaputa, alla formazione chimica dell’ascorbato di potassio, ovvero vitamina C e potassio). L’errore casuale determinò la regressione del tumore. Da quel momento il Dottor Pantellini, utilizzando per le sue sperimentazioni la vitamina C ed il potassio, raggiunse inaspettati risultati, che gli permisero di curare migliaia di persone. La base del funzionamento dell’ascorbato di potassio, riguarda proprio il principio elettrolitico delle cellule (rif. pag. 63).

Vi ricorderete che all’interno della cellula è presente il 95% del potassio del corpo, mentre nella matrice è presente il 95% del sodio. Quando l’insulina trattiene il sodio, aumenta il gradiente esterno della cellula e tramite l’osmosi, la obbliga ad assimilare il glucosio. Ciò causa anche un impoverimento di potassio che, una volta uscito dalla cellula, è eliminato tramite l’urina. L’ascorbato di potassio utilizzato dal Dottor Pantellini, di fatto, aumenta la quantità di potassio nel Citosol delle cellule, rendendo meno efficacie l’azione che l’insulina svolge per far entrare il glucosio all’interno del citosol, affamando di fatto, il tumore.

MICRO AMBIENTE DEL TUMORE

Un altro aspetto importante nella guerra contro il tumore è contrastare la formazione e la progressione delle masse tumorali e questo possiamo ottenerlo impedendo al tumore di mantenere un micro ambiente acido ed infiammato. Infatti il tumore ha bisogno di un ambiente favorevole per contrastare l’azione continua del nostro sistema immunitario e favorire la degradazione della matrice extracellulare (ad opera delle metalloproteasi), permettendo così alla colonia di cellule tumorali di continuare a replicarsi.

A tale scopo, dovremmo prediligere alimenti non infiammatori e ricchi di aminoacidi (per ricostruire la matrice) ed antiossidanti (per contrastare la formazione di altri radicali liberi). Al contrario i carboidrati aumentano la produzione di scorie acide (piruvato e ioni H+), dell’acidosi tissutale (rif. pag. 315) e dell’infiammazione cronica (rif. pag. 324). La ritenzione idrica peggiora tale stato, impedendo il ricambio dei fluidi (stato di sol) e l’eliminazione delle scorie della matrice extracellulare. Ciò vuol significare che alimentandoci con i carboidrati insulinici, trasformiamo il nostro corpo in un ambiente favorevole al tumore. Al contrario un’alimentazione senza carboidrati e più ricca di frutta e verdura, aumenta la quantità di antiossidanti che possono intercettare i radicali liberi impedendogli di danneggiare il Dna. Difatti diversi studi scientifici hanno confermato che l’integrazione di antiossidanti specifici può diminuire l’incidenza del tumore.

ACCELERAZIONE DELLA CRESCITA DEL TUMORE 

Un altro elemento importante nella crescita del tumore è quello ormonale. Infatti la maggioranza dei tumori è definita ormone-sensibile, in quanto la loro crescita risente degli stimoli di ormoni specifici tra i quali il più efficacie è l’Igf1 (denominato fattore di crescita).

Il nostro corpo comunica alle cellule di procedere alla replicazione, utilizzando l’Igf1 che si lega a dei speciali recettori che si trovano sulle membrane e trasmettono l’impulso di crescita delle cellule. Attività fondamentale per lo sviluppo dei bambini ma assolutamente deleteria in età adulta. Infatti le cellule tumorali hanno il doppio dei recettori di questo ormone delle altre cellule e quindi la presenza di Igf-1 nel sangue, rappresenta un vero e proprio turbo per la crescita del tumore. Non a caso, i nani che sono tali per un’incapacità del loro corpo di produrre l’Igf-1, non hanno problemi di comparsa di tumori.

Abbiamo già visto, nei capitoli precedenti che l’acidosi causata dal consumo di carboidrati, attiva l’ormone Gh che a sua volta promuove l’Igf1 (per procedere alla riparazione dei tessuti danneggiati dalle scorie acide) favorendo lo sviluppo del tumore presenti nel nostro corpo. Anche il latte ed i latticini, ricchi di Igf-1, andrebbero evitati per non introdurre questo fattore di crescita. Al contrario nei formaggi stagionati l’igf-1 è quasi assente, in quanto le proteine di trasporto di tale fattore di crescita, sono state demolite. 

L’integrazione può essere un valido aiuto per prevenire il tumore oppure quando esso si è già manifestato, tenerlo a bada.

Si può agire su diversi fronti.

1) Evitare la formazione delle cellule tumorali, agendo su elementi che incidono sulla modifica del Dna cellulare, ovvero i radicali liberi ed i prodotti chimici. 

Per contrastare l’azione dei radicali liberi dovremmo integrare i seguenti micronutrienti.

- La vitamina A è uno dei più potenti antiossidanti utili per contrastare gli attacchi alle membrane cellulari e mitocondriali.

- La vitamina C, tra le sue innumerevole funzioni svolge anche il compito di antiossidante, contribuendo anche a riattivare la vitamina E, dopo che ha svolto la propria funzione (ossidandosi).

- Il potassio, in modo da rendere più difficile al tumore l’assimilazione del glucosio (ottimizzazione delle pompe sodio potassio).

- La vitamina D, per aver dimostrato la capacità d’interagire con il Dna delle cellule tumorali, inducendole all’apoptosi ed inibendone la duplicazione. Inoltre questa vitamina contrasta l’angiogenesi (crescita di capillari per nutrire il tumore).

- La vitamina E, è considerata una delle più importanti molecole antiossidanti che ci fornisce la natura. È specializzata nel contrasto dei radicali liberi che agiscono contro le membrane cellulari (compreso quelle dei mitocondri), le lipoproteine. Inoltre protegge dall’ossidazione anche le vitamine A, C e quelle del gruppo B.

- L’acido alphalipoico è l’unico antiossidante che agisce contro i radicali liberi sia nella fase lipidica (membrana cellulare e mitocondriale) che nella fase liquida (proteine presenti nel citosol). Svolge inoltre l’importante funzione di rigenerare il glutatione, le vitamine C ed E e il coenzima Q 10 (dopo che queste hanno esaurito la loro capacità antiossidante). Un’altra particolarità che lo rende prezioso è la sua piccola dimensione, che gli permette di attraversare la barriera ematoencefalica, contrastando i radicali liberi presenti nei neuroni.

- Il coenzima Q10 è fondamentale per migliorare la produzione energetica dei mitocondri. La sua presenza riduce sensibilmente la produzione di radicali liberi derivanti dalla respirazione cellulare.

- Il cromo è un minerale che in diversi studi ha dimostrato un’ottima efficacia contri i radicali liberi.

- Il selenio è un minerale utilizzato dal nostro corpo per produrre il glutatione (glutatione perossidasi), l’antiossidante endogeno più importante di cui disponiamo. Inoltre è in grado di aumentare le capacità antiossidanti delle vitamine C ed E, oltre che del coenzima Q10.

- Il molibdeno è un minerale essenziale che tra le sue funzioni annovera anche quella di essere un ottimo antiossidante.

 - La N-acetil cisteina (Nac) ha come funzione principale di partecipare alla formazione del glutatione (con glutammato e glicina).

- La taurina è un aminoacido solforato sintetizzato dal fegato, a partire da due aminoacidi: la metionina e la cisteina. Tra le sue funzioni più apprezzate: la capacità antiossidante dimostrata contro l’azione dei radicali liberi.

- La curcuma (la molecola attiva si chiama curcumina) è una spezia con un enorme capacità antiossidante. Ma la caratteristica che la rende unica è la capacità non solo di contrastate i radicali liberi ma d’impedirne la formazione. Ha una capacità antiossidante 300 volte maggiore della vitamina E ed è attiva anche nella protezione dei neuroni. Altre funzioni curative nei confronti del tumore sono quelle che inibiscono l’angiogenesi (formazione di nuove vene) e l’aumento dell’apoptosi delle cellule tumorali.

- Il pepe nero, ha una capacità soddisfacente come antiossidante ed aumenta l’assimilazione dei micronutrienti di 1.000 volte.

- La cannella è una delle spezie con più capacità anti radicali liberi.

- L’origano è una spezia che tra le sue importanti proprietà annovera quella di essere un ottimo antiossidante.

- I chiodi di garofano possono essere considerati i re degli antiossidanti. Non esiste difatti un’altra sostanza con maggiori capacità anti radicali. Per ogni grammo assunto di chiodi di garofano, il corpo può contare su una capacità antiossidante pari a 3.144 orac.

- L’epigalocatechina gallato, ha assicurato agli orientali la fama della longevità. Difatti una sola tazza di tè assicura al fisico antiossidanti pari a 1.500 orac.

 - Il resveratrolo, è un bioflanoide presente nel vino rosso. Solo ultimamente, molte ricerche scientifiche hanno confermato la straordinaria capacità antiossidante di tale molecola. Essa agisce in azione sinergica con le vitamine C ed A, raggiungendo i 5.000 orac (quantità di resveratrolo presente in un bicchiere di vino rosso). Tale molecola ha anche dimostrato di possedere delle capacità anti angiogenesi che contrastano la formazione di nuovi vasi sanguigni (essenziali al tumore per crescere).

- La quercetina è un fitoestrogeno polifenolico che si trova in alimenti come i capperi, il levistico, le mele, le cipolle rosse. E’ un potente antiossidante specializzato nel contrastare i radicali liberi nelle cellule cerebrali (attraversa la barriera ematoencefalica) e quelli che attaccano le membrane cellulari. Inoltre in diversi studi ha dimostrato di saper bloccare il processo di trasformazione delle cellule sane in tumorali, addirittura d’invertirlo. Induce infine, le cellule tumorali all’apoptosi. 

- Il picnogenolo è un polifenolo naturale in concentrazione particolarmente elevata nei semi dell’uva rossa e nella corteccia del pino marittimo. È un potente antiossidante (trenta volte più potente delle vitamina E e C), specializzato nell’inibire la formazione dell’anione superossido, difendendo i neuroni dai radicali liberi. Risulta essere efficace nell’aumentare l’effetto selettivo della citotossicità della chemioterapia, aumentando l’effetto di tale cura. 

- l’esperidina anche chiamata bioflanoide degli agrumi, tra le sue innumerevoli funzioni che gli sono state riconosciute, annovera anche quelle di essere un potente antiossidante.

Per contrastare l’azione dei prodotti chimici dovremmo integrare i seguenti micronutrienti.

- La vitamina C ha un effetto antitossico che protegge il nostro corpo da sostanze nocive come il cadmio, il mercurio, il piombo, l’arsenico, il benzene. Inoltre previene la formazione delle nitrosammine (cancerogene) dai nitrati e dai nitriti (sostanze presenti nei salumi, nella frutta e nella verdura). Inoltre contrasta l’azione del monossido di carbonio (uno dei gas più tossici dello smog) e del fumo di sigaretta.

- Il selenio ha un effetto chelante contro i metalli tossici quali arsenico, mercurio, piombo e cadmio. Protegge dai raggi ultravioletti. 

- Lo iodio svolge una funzione di protezione delle cellule dalle radiazioni (pulviscolo radioattivo). 

- La metionina è un aminoacido che tra i suoi vari compiti svolge anche un’azione disintossicante nei confronti dei metalli pesanti.

2) Evitare l’infiammazione cronica per non creare lo squilibrio nel sistema immunitario che induce l’eliminazione dei linfociti Th2 (preposti all’uccisione delle cellule tumorali). 

Elenco dei nutrienti necessari: vitamina D, omega 3, potassio.

Le spiegazioni sul loro effetto le trovate nel capitolo L’infiammazione cronica e l’integrazione.

3) Evitare l’acidosi tissutale per non rendere ospitale il nostro corpo all’invasione delle cellule tumorali, e diminuire l’azione degli enzimi Mao, Dao e Pao (che degradano le ammine biogene).

Elenco nutrienti necessari: vitamina D, calcio.

Le spiegazioni sul loro effetto le trovate nel capitolo L’acidosi e l’integrazione.

4) Migliorare la resistenza della matrice extracellulare all’attacco degli enzimi metalloproteasi, aumentando la capacità anabolica del nostro corpo.

Elenco dei nutrienti necessari: lisina, ornitina, prolina, glutammina, arginina, tirosina, vitamina C, vitamina D, melatonina.                                                              

Le spiegazioni sul loro effetto le trovate nel capitolo La sarcopenia e l’integrazione.

5) Migliorando il nostro sistema immunitario per contrastare la formazione dei tumori promossi da virus e permettendo una maggiore attività dei linfociti Th1, deputati ad eliminare le cellule tumorali.

Elenco dei nutrienti necessari: quercetina, epigallocatechina gallato, chiodi di garofano, ornitina alfa-chetoglutarato, glutammina, acetil cisteina, zinco, rame, vitamina E, vitamina B12, vitamina B8, vitamina B7, vitamina B6, vitamina A, vitamina D, vitamina C.

Le spiegazioni sul loro effetto le trovate nel capitolo Le malattie infettive e l’integrazione

6) Diminuire il cortisolo, evitando la catabolizzazione del glucosio dalla massa magra e la distruzione del sistema immunitario.

Elenco dei nutrienti necessari: cordyceps sinensis, schisandra, tribulus terrestris, ginseng, teanina, rhodiola rosea, magnonolo e onochiolo, tirosina, fosfatidilserina, melatonina, vitamina D.

­Le spiegazioni sul loro effetto le trovate nel capitolo L’ipercortisolemia e l’integrazione.

7) Contrastare la disbiosi, la Sibo e la permeabilità intestinale, responsabili della formazione delle ammine biogene e quindi delle nitrosammine.

Elenco dei nutrienti necessari: vitamina B9, chiodi di garofano, origano, zenzero, cannella, curcuma, pepe nero. Le spiegazioni sul loro effetto le trovate nel capitolo Le malattie intestinali e l’integrazione. 

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